BERGAMO NASCOSTA: COMPLESSO DEL CARMINE E ALTRO – “IL CIRCOLINO”, MARTEDI’ 14 LUGLIO 2015

14 luglio 2015

FUORI PORTA

BERGAMO CITTA’ ALTA:
BERGAMO NASCOSTA – VISITA AL COMPLESSO DEL CARMINE E ALTRO

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Pomeriggio di piena estate, sole alto e caldo intenso, Città Alta ci accoglie ed i primi arrivati in Piazza della Cittadella, subito sono alla ricerca dell’angolo più in ombra e ventilato.
Ritrovo alle 18,30 e tutti sono puntuali: buon inizio.
Pochi passi e ci trasferiamo attraverso la Corsarola al luogo di incontro con Francesca, la nostra prima accompagnatrice al Monastero del Carmine, uno dei luoghi più antichi e segreti di Bergamo. Per la prima volta il monastero sarà, da maggio a ottobre 2015, il centro di manifestazioni artistiche, teatrali, cinematografiche e musicali promosse e coordinate dal TTB, Teatro Tascabile di Bergamo, che ha chiamato l’associazione contemporary locus per realizzare un progetto site specific.
Il portone d’ingresso al Complesso, che si affaccia su via Colleoni, da accesso ad una meravigliosa spina di collegamento con il Monastero del Carmine; breve sosta nel corridoio di passaggio e ci viene presentata Francesca Ceccherini, proget manager di Contemporary Locus e una delle anime di questo progetto che coinvolge artisti contemporanei nell’interpretazione di spazi urbani dimenticati: si tratta di una esperienza di riqualificazione territoriale attraverso la ricerca e la formazione (contemporary locus, associazione culturale ONLUS fondata nel 2012).
Francesca ci accompagna all’interno del monastero e ci presenta Giuseppe Chierichetti, uno degli artisti più rappresentativi del gruppo teatrale che ha sede e sviluppa la sua ricerca di rappresentazione proprio all’interno del Carmine: Il TTB Teatro Tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche soc. coop. sociale fondata nel 1973 da Renzo Vescovi sulla via aperta dal Teatr-Laboratorium di Jerzy Grotowski e dall’Odin Teatret di Eugenio Barba.

I nomi Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche rispecchiano i due volti del TTB: da una parte gli spettacoli, tanto all’aperto che al chiuso e dall’altra la pedagogia e ricerca sull’arte dell’attore e sulle sue molte tecniche. Il TTB è un teatro internazionale radicato nel territorio di Bergamo dove organizza Manifestazioni, Festival, Rassegne, Progetti per il teatro giovane, una scuola di teatro ed iniziative di Cultura del teatro e di pedagogia. Le sue origini affondano in quelle di un piccolo teatro amatoriale bergamasco della fine degli anni Cinquanta.
Veniamo poi accompagnati nella sala prove al coperto che è anche il luogo delle rappresentazioni invernali del TTB e che anticamente altro non era che il refettorio del monastero.
Proseguire la visita è come arrotolare il nastro del passato: arrivi nel chiostro e sembra di fare un salto nel XV secolo, quando nel monastero abitavano i frati Carmelitani. «Il motto ora et labora galleggia ancora nell’aria».
Torniamo in compagnia di Francesca per il seguito della visita.
Il monastero fu per secoli convento dei Padri Carmelitani. Dalla prima chiesetta che fu sede dell’Ordine degli Umiliati e poi dei Carmelitani nel 1357. Ma alcuni decenni dopo altre opere di ampliamento furono compiute. Rimangono segni visibili dell’edificio sacro di quel tempo (anche nella veste barocca che nelle volte e nelle trabeazioni l’architetto G. Battista Canina sovrappose all’ossatura quattrocentesca nel 1730).
All’ampliamento della chiesa seguì dopo non lungo tempo, l’erezione del chiostro a due ordini sovrapposti: a loggia arcuata a pianterreno, a loggia architravata al piano superiore. Una traccia però della preesistente costruzione claustrale, cioè della prima erezione della chiesa rimane ancora se, in un tratto della loggia superiore rivolta a nord, appare evidente l’impiego di alcune colonnette che rivelano una loro origine appunto di mezzo secolo prima.
Francesca, la nostra accompagnatrice e storica dell’arte, ci guida al piano superiore nei due grandi spazi dove è allestita il nuovo progetto contemporary locus 8:
Evgeny Antufiev, Atelier dell’Errore, Etienne Chambaud, Berlinde De Bruyckere
a cura di Paola Tognon
Si tratta di tre artisti internazionali, Evgeny Antufiev (Kyzyl, 1986), Etienne Chambaud (Mulhouse, 1980), Berlinde De Bruyckere (Gent, 1964). insieme a una “scultura sociale”, l’Atelier dell’Errore, progetto artistico relazionale al servizio della Neuropsichiatria Infantile dove da 13 anni si disegnano sempre e solo animali.
Il luogo, la sua storia, così come la concomitanza con la riflessione aperta dai temi dell’Expo, hanno suggerito un tema specifico per questo ottavo progetto: la relazione tra uomini e animali, attraverso il punto di vista dell’arte.
Il percorso espositivo nasce dalla selezione di opere che, nell’esprimere contraddizioni e fantasmi, raffigurazioni antropomorfiche, artefatti e manufatti, pongono interrogativi che riposizionano criticamente il concetto di appartenenza e differenza.
Ci avviamo a pochi metri di distanza verso S. Agata, lasciando il Carmine al suo destino che sembra quello di diventare un contenitore culturale di lusso per una città sempre più affamata di cibo per la mente. Non si vivrà infatti di solo teatro, ma eventi d’arte e poi ancora musica, cinema e tanto altro ancora: il Carmine diventerà uno dei centri di gravità della movida intellettuale.
S. Agata ex Monastero, ex carcere: ora edificio in completo stato di abbandono all’incirca dal 197. In questa visita ci accompagna Pietro.
L’Ex Carcere di S. Agata è un complesso architettonico di origine monastica a breve distanza dalla Chiesa del Carmine, in un contesto soggetto a vincolo paesaggistico (D.M. 04/01/1957) e ad elevato rischio archeologico. L’area è infatti caratterizzata da numerose vestigia di epoca romana e altomedievale, tra le quali gli “avanzi delle mura” su via del Vagine, sottoposti a tutela con Decreto del 7 dicembre 1910.
Le prime notizie relative a un edificio religioso risalgono al IX secolo; gli Statuti cittadini del 1331 e del 1491 indicano la presenza di un cimitero e di un brolo situati sul lato nord e di alcune “domus ecclesiae S. Agathae”, collocate verosimilmente a ridosso dell’abside. Il Convento viene fondato dai Padri Teatini tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo trasformando la chiesa preesistente e gli spazi ad essa collegati. Nel 1597 si realizza “una piccola habitatione”; mentre il monastero “fu fondato et eretto l’anno 1608.
Nel corso del Settecento i Teatini trasformano ulteriormente l’edificio di culto, definito “di moderna e vaga struttura”. In seguito alla soppressione dell’Ordine religioso nel 1798, il monastero viene destinato a uso carcerario su progetto dell’architetto di origine austriaca Leopold Pollack, allievo del Piermarini e autore a Bergamo di altre importanti realizzazioni, come il Teatro Sociale (1803-1806). I disegni conservati presso l’Archivio di Stato permettono di ricostruire con precisione la situazione alla fine del Settecento e le modifiche introdotte per l’inserimento del carcere a partire dal 1802.
La funzione carceraria si è mantenuta fino agli anni Settanta del secolo scorso, mentre buona parte dell’ala sud del convento, compresa la chiesa, è utilizzata come bar e ristorante dal cosiddetto “Circolino”.

Il corpo sud è quasi interamente occupato dal volume della chiesa, uno spazio in origine a navata unica di planimetria rettangolare, chiuso a est da un presbiterio con abside semicircolare. L’interno è coperto da una volta a botte suddivisa in tre campate da lesene a costoloni. Con la trasformazione in carcere all’inizio del XIX secolo è stato costruito un muro di spina sull’asse longitudinale della navata a sostegno di due nuovi solai voltati a vela a sesto ribassato al piano terra. La nuova struttura portante non continua oltre il secondo piano e anche i tavolati si attestano al di sotto della volta originaria, sulla cui superficie si conservano interessanti affreschi della seconda metà del Settecento.

Nonostante gli adeguamenti funzionali, rimane leggibile verso il cortile un impaginato ad aperture allineate, scandite nel rispetto della gerarchia tra il piano principale e i restanti livelli. La parte contro terra è cieca e le superfici intorno alle finestre presentano tracce di decorazioni pittoriche realizzate a imitazione delle cornici lapidee del corpo est. Restano inoltre visibili tre piccole aperture ovali.

Sull’angolo sud-est, a ridosso dell’ingresso del carcere, evidenziato da un architrave in pietra sorretto da due colonne con l’iscrizione “carceri giudiziarie”, è situato il campanile della chiesa. Un volume di planimetria quadrata in pietrame sul quale svetta una cella campanaria in mattoni pieni a vista.

Il cortile, di forma leggermente trapezoidale, è chiuso sul lato ovest da un muro contro terra che nel suo andamento irregolare si adatta all’orografia del terreno.

La struttura portante è in muratura di pietrame, consolidata nella seconda metà del secolo scorso da un contrafforte in cemento armato faccia vista, al di sopra del quale è leggibile un rialzo di mattoni pieni aggiunto verosimilmente all’epoca della trasformazione del monastero in penitenziario. La pavimentazione è per la maggior parte di cemento e in essa rimane l’impronta del muro che divideva trasversalmente il cortile in due parti.
La visita si articola nel passaggio in una serie di corridoi sui quali si aprono quelle che sono state le celle dei detenuti; alcuni elementi impiantistici e di arredo funzionale ci fanno capire che quando venne realizzato all’inizio del 1800 il carcere di S. Agata doveva comunque essere all’avanguardia nel suo genere; ai nostri giorni lo stato di abbandono è pressoché totale: usura, calcinacci, cadute e vandalismi dettano le condizioni dello stabile.
A questo punto dopo avere salito e sceso molte rampe di scale, con polvere che inaridisce la gola e il caldo afoso (per fortuna si dice che “ti portano al fresco”), usciamo in direzione Circolino (= Cooperativa Città Alta), peraltro ricavato all’interno dell’edificio di S. Agata, per un po’ di riposo, dissetarci e passare una piacevolissima serata in assetto informale.

Arrivederci a settembre, primo appuntamento:

8 settembre 2015, Palazzo Colleoni, con l’Assemblea del Club

BUONA ESTATE

dieffe

 

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