“TRA LA CRONACA E LA STORIA QUOTIDIANA : IL MEDIO ORIENTE VISTO DA VICINO

Ristorante  “Palazzo Colleoni” Cortenuova

Mercoledì 7 settembre 2016

Tra la cronaca e la storia quotidiana : il Medio Oriente visto da vicino”

 

 Relatore Ing. ELIGIO FIORI*

Socio e Past President R.C. SONCINO

Dopo la pausa estiva riprendono gli incontri del nostro club con una buona presenza di soci, familiari e ospiti questa sera a Palazzo Colleoni. Dopo gli inni ed i saluti, il Presidente Francesco Locati  porge il ben tornati dopo la pausa estiva e gli auguri di buon compleanno ai soci e congiunti che festeggiano nei prossimi giorni.

L’ospite della serata, insieme alla signora Katia, e relatore è Eligio Fiori, ingegnere,socio e Past President dell’RC Soncino, che ci parlerà della sua esperienza di svariati anni nei Paesi del Medio Oriente.

Le vicende anche recenti del Medio Oriente hanno una radice profonda nella ascesa dell’Impero Ottomanno e nel suo declino: non si sa molto di quali stati facessero parte dell’Impero ottomano ma nel Settecento la decadenza ottomana continuò lentamente ed inesorabilmente, senza eventi degni di nota. Unico fatto importante fu la progressiva perdita da parte dei turchi di controllo economico sui territori da essi stessi controllati: prima veneziani e genovesi, poi austriaci, spagnoli e francesi, iniziarono a monopolizzare i centri di commercio in tutto l’Impero. Costantinopoli era ancora una grande capitale, ma non erano più i turchi a controllarla.

Fu nel XIX secolo che il fragile equilibrio creatosi si ruppe definitivamente. La corsa europea all’imperialismo tolse ad uno Stato ormai esausto quasi tutti i possedimenti nordafricani; comunque nel presupposto  che non avevano alcuna importanza strategica né economica, tanto da essere definiti “scatoloni di sabbia”.

Le più importanti ridefinizioni territoriali ebbero luogo nell’ex impero ottomano dopo la Grande Guerra. Dall’Iraq alla Palestina, stiamo ancora facendo i conti con le decisioni prese dalle potenze europee quasi un secolo fa. Russia, Francia e Gran Bretagna presero possesso di buona parte degli ex territori dell’Impero Ottomanno creando zone sotto il controllo diretto e zone di Influenza solo teoricamente indipendenti.

La storia recente del Medio Oriente che comunque si trascina tutte le vicende pregresse subisce una sterzata importante con la rivoluzione degli Ayatolla nella Persia degli Scia: l’avvento di Komeini acuisce le divisioni nelle popolazioni mussulmane che fin dalla morte di Maometto si dividono in sunniti e sciiti.

La rivoluzione islamica iraniana fu tutta una serie di sconvolgimenti politici e sociali, avvenuti nel periodo 1978-79 in Iran, che trasformò la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica, sostanzialmente un regime teocratico.

Il regime repressivo dello Scia Reza Pahlavi conobbe negli anni ‘70 un’ulteriore involuzione. Nel tentativo di fare dell’Iran la potenza principale del Medio Oriente, lo Scià accentuò il carattere nazionalista e autocratico del suo regno, impegnando la maggior parte delle risorse economiche del Paese nella costruzione di un potente e modernissimo esercito e nell’autocelebrazione della monarchia. La sua politica di modernizzazione della società, gli valse anche la crescente ostilità del clero sciita. Lo Scià alternò istanze modernizzatrici a spietate repressioni, impose alle donne di togliersi il velo senza concedergli il voto, le ammise all’università di Teheran senza abolire i privilegi maschili in fatto di diritto matrimoniale e familiare, sostenne le moderne scuole laichesenza imporre la chiusura delle madrase del Paese.

Le manifestazioni ed insurrezioni si moltiplicarono finchè Khomeini, capo del consiglio rivoluzionario, assunse di fatto il potere. Il 30 marzo 1979 un referendum sancì la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran con il 98% dei voti; vennero banditi bevande alcoliche, gioco d’azzardo e prostituzione, iniziarono le persecuzioni contro gli omosessuali e chiunque assumesse comportamenti non conformi alla shari’a.

La nuova costituzione prevedeva l’esistenza parallela di due ordini di poteri: quello politico tradizionale rappresentato dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento, a cui furono riservati compiti puramente gestionali, e quello di ispirazione religiosa affidato a una Guida Suprema coadiuvata da un Consiglio dei Saggi, a cui fu demandato l’effettivo esercizio del potere e che riconosceva nell’Islam e non nelle istituzioni il vertice dello Stato. Tra le prime decisioni del Consiglio ci fu l’avvio di massicce espropriazioni e nazionalizzazioni che cambiarono radicalmente la struttura economico-produttiva dell’Iran. Di pari passo con l’islamizzazione del Paese si ruppe l’unità del fronte rivoluzionario ed iniziarono gli scontri tra le sue varie componenti sunnite e sciite.

Immediata conseguenza  fu lo scoppio della guerra tra Iran ed Iraq nel 1980.

Dopo 8 anni dallo scoppio delle ostilità e con una stima approssimativa di oltre 1 milione di vittime (soprattutto civili a causa dei massicci e feroci bombardamenti) Iran ed Iraq, ormai ridotti allo stremo, accettarono la risoluzione dell’ONU con la sua proposta di cessazione delle ostilità con i termini di uno status quo.

Le conseguenze del conflitto sono disastrose in conseguenza anche del fatto che il sostegno occidentale, soprattutto alla sponda irachena venne meno e le popolazioni abbandonate al proprio destino: si assistette ad un vero e proprio ritorno a condizioni di vita medievali.

Il mondo del Medio Oriente ha poi vissuto, insieme agli Stati dell’Africa del nord, il periodo della caduta dei Dittatori che ai nostri giorni si traduce nell’acuirsi del terrorismo di presunta natura religiosa.

La cesura fra sciiti e sunniti è sempre esistita; le due comunità si sono sempre cordialmente detestate e – in alcuni periodi storici particolari – questo conflitto deflagra con virulenza, come avviene in questi anni. Una sorta di irriducibile alterità fra le due correnti principali dell’islam che ha portato all’attuale polarizzazione. L’ascesa geopolitica dell’Iran sciita – una repubblica islamica pan-sciita – ha acuito, secondo questa visione, lo scontro fra l’asse sciita (Iran, Iraq, Siria, Hezbollah) e asse sunnita (monarchie del Golfo, Turchia, tribù sunnite del Levante, etc.). Sostanziale la circostanza che in alcuni di questi Stati la maggioranza della popolazione sia di disciplina sunnita mentre le case regnanti siano sciite. Questa lettura unisce realtà storiche e culturali a sovra-semplificazioni; infatti considerare Siria e Iran paesi “sciiti” e quindi alleati è inaccettabile, le differenze socio-culturali fra la repubblica islamica iraniana e la Siria, socialista e dominata dalla minoranza alawita sono abissali. Teheran appoggia il regime di Damasco per convenienza geopolitica, non certo per solidarietà pan-sciita, che rappresenta un semplice mito. Sostenere che la divisione fra sciiti e sunniti in Iraq ha portato alla guerra civile e che gli sciiti iracheni sono “naturalmente” vicini a quelli iraniani è una sciocchezza. Prima della disastrosa invasione anglo-statunitense del 2003, in Iraq un terzo delle famiglie era religiosamente “mista” (ossia sia sciiti sia sunniti); e gli arabo-sciiti si sono avvicinati politicamente agli iraniani sciiti soprattutto come conseguenza del settarismo e delle brutali violenze del jihadismo sunnita, oltre che per il rifiuto dei paesi arabi sunniti di riconoscere la nuova realtà irachena, in cui la maggioranza arabo-sciita aveva finalmente avuto accesso al potere, da sempre appannaggio della minoranza arabo-sunnita. A questo occorre aggiungere la divisione tutta interna all’islam sunnita, con la frattura fra i paesi sostenitori del cosiddetto islam politico (quello dei Fratelli Musulmani), come Qatar e Turchia, e i loro avversari, come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, che vedono nell’attivismo politico della Fratellanza una minaccia pericolosa al potere delle locali famiglie reali e che quindi li combattono a favore del sostegno ai movimenti salafiti (scuola di pensiero sunnita). La diffusione di questi ultimi, portatori di un radicalismo virulento e intollerante, accentua la frattura con gli sciiti, dato che – per la maggioranza dei salafiti – essi sono considerati apostati o poco meno. La diffusione salafita, come un’infezione, sta alterando i rapporti fra sunniti e minoranze religiose e culturali, sia dentro l’islam, sia al di fuori, come provano le violenze e le pressioni contro le comunità cristiane del Medio Oriente.

Nell’ultra millenaria lotta fratricida islamica, l’Occidente intero ha sempre oscillato verso la parte di volta in volta più conveniente. I nostri interessi ci impediscono di rimanere ai margini della contesa, anche se, soprattutto in questa fase, dobbiamo evitare di schierarci.

Il Medio Oriente da sempre è terra di grandi contraddizioni e ai nostri giorni lo è ancora di più, basta scorrere le immagini che rappresentano l’ostentazione dei paesi arabi e confrontarle con la desolazione di paesi lacerati da guerre intestine.

La relazione dell’amico Eligio ha destato molto interesse e numerose sono stati gli interventi e le domande dei convenuti. In conclusione il Presidente Francesco, interpretando il gradimento dei soci, ha ringraziato il relatore per averci portato la sua esperienza e permesso di mettere a fuoco lo spaccato di una realtà estremamente complessa e che sta destando non poche preoccupazioni nel mondo intero. Prima del tocco di campana gli omaggi e i saluti di rito.

 

dieffe

 

* Nato e residente a Soncino è sposato con Katia e padre di due figli.

Ha frequentato il Liceo Classico e laureato in Ingegneria a Pavia, ove ha conosciuto il nostro Prefetto Federico Nozza.

Dal 1976 si è dedicato alla progettazione in ambito internazionale di Impianti, soprattutto nell’Oil and Gas.

Ha ricoperto numerosi incarichi in varie società:

1976-78: CTIP a Roma, ove ha incontrato Jallud, il vice (e sodale nella rivoluzione ) di Gheddafi;

1979-83: TPL di Roma (ora Technip Italy, del Gruppo Total, attiva nella progettazione e costruzione di raffinerie e petrolchimici;

1984-85: alla guida di un piccolo stabilimento per la produzione di monouso medicali, nell’ambito di Fresenius;

1985-87: espatriato in Turchia (Ankara) con la famigli per Assistenza agli investimenti e start-up di una unità di produzione farmaceutica, sempre nell’ambito di Fresenius;

1987-88: consulente per la Duplo Standard per l’installazione di una fabbrica di produzione meccanica in Iraq;

1988-2006: nel settore ecologico di Oil and Gas con Ionics Italba, poi divenuta General Elettric, prima come direttore Commerciale, poi come Amministratore Delegato;

Dal 2007: fondatore e proprietario di Gemwater, che ha replicato l’esperienza di Inics italba prima dell’acquisizione da parte di GE;

Da fine settembre 2016 (forse) felice pensionato: da intendersi che  potrebbe fare solo quello che gli piace.

In tutte queste esperienze lavorative, a parte alcuni periodi in Estremo Oriente (Giappone e Cina) la sua attività lo ha portato a continui e lunghissimi viaggi in Nord Africa e Medio Oriente.

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